“La pandemia ci invita a trasformare radicalmente il prezzo di tutto e il valore di niente”, ma soprattutto la nostra interdipendenza con gli altri e con il territorio.

“Benvenuti in un mondo limitato! Per anni, i miliardi spesi per il marketing ci hanno fatto pensare al nostro pianeta come a un gigantesco supermercato, in cui tutto è a nostra disposizione a tempo indeterminato. Ora proviamo brutalmente il senso della privazione”.

Questi alcuni dei passaggi più significativi dell’articolo pubblicato recentemente da Gaël Giraud, economista, teologo e direttore del CNRS (Centre national de la recherche scientifique) di Parigi.

Ma ancora: “Molto presto dovremo imparare la lezione di questa dolorosa primavera: riconvertire la produzione, regolare i mercati finanziari; ripensare gli standard contabili, al fine di migliorare la resilienza dei nostri sistemi di produzione; fissare una tassa sul carbonio e sulla salute; lanciare un grande piano di risanamento per la reindustrializzazione ecologica e la conversione massiccia alle energie rinnovabili”.

Riconvertiamo?

“La pandemia – commenta Alessandro Ielo, founder di Vertus – dovrebbe portarci a ripensare i modelli produttivi tradizionali. Abbiamo scoperto la nostra fragilità.

Questo forse ci indirizzerà, ad esempio, a ridurre la nostra dipendenza dalla Cina, innescando un positivo flusso di reverse offshoring, non solo nelle produzioni di dispositivi sanitari o di rilevanza ritenuta strategica ma anche in quelle semplicemente troppo dipendenti dal sourcing cinese”.

Inoltre la maggiore consapevolezza dei danni all’ambiente generati dall’attività umana “ci si augura possa provocare – è ancora il commento di Ielo – un’accelerazione nelle riconversioni delle produzioni che hanno un impatto sulla salute e nel processo di decarbonizzazione, favorendo la finanza sostenibile e il raggiungimento degli obiettivi Esg”.

Vertus da oltre 10 anni è partner di multinazionali e grandi aziende nei loro processi di riconversione: “Ci aspettiamo, dopo la pandemia, un incremento delle attività anche per le crescenti necessità di flessibilità e le prospettive legate all’economia circolare“.

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