Si aggiunge un capitolo alla complessa vicenda dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto. Il 4 marzo ArcelorMittal e i commissari straordinari per l’Ilva hanno siglato un accordo.

Si chiude così il contenzioso apertosi nel novembre scorso, dopo la dichiarazione della società indiana di voler recedere dal contratto di affitto dell’impianto pugliese.

Il nuovo accordo prevede infatti sia la modifica del contratto di affitto e acquisizione sia la cancellazione della causa civile intentata dagli amministratori straordinari presso il Tribunale di Milano in seguito al recesso di ArcelorMittal.

Il Contratto di Affitto Modificato delinea un nuovo piano industriale volto alla riduzione dell’impatto ambientale, alla realizzazione di nuovi impianti e alla salvaguardia dei livelli occupazionali (10.700 dipendenti, una volta a regime il piano).

Come sottolinea ArcelorMittal sul sito corporate, l’accordo tratteggia inoltre i termini dell’investimento da parte dello Stato in AmInvestco, la società controllata al 95% da Arcelor Mittal.

Il documento copre il periodo fino alla sottoscrizione di un Nuovo Contratto d’Investimento, che dovrebbe entrare in vigore con il 1 gennaio 2021.

Nel testo anche una clausola che permetterebbe ad ArcelorMittal di recedere dal contratto entro dicembre 2020, nel caso in cui l’accordo non avesse trovato reale esecuzione.
Per il recesso è prevista una penale di 500 milioni.

Un piano irrealizzabile?

Il Contratto d’Affitto Modificato non ha incontrato molti favori.
Su Il Sole 24Ore l’economista Gianfilippo Cuneo ha parlato di “libro dei sogni”, di un piano irrealizzabile, utile solo a posticipare il problema e ad aprire una via di fuga per ArcelorMittall.

Negativo il giudizio dei sindacati.
In una dichiarazione unitaria Cgil, Cisl, Uil, Fim, Fiom e Uilm hanno bocciato l’intesa che “nei fatti prevede una fase di stallo da qui alla fine del 2020. Nello specifico ci sembrano di totale indeterminazione: il periodo di tempo senza una governance chiara; il ruolo delle banche e dell’investitore pubblico; la possibilità con questo piano di occupare i 10.700 lavoratori più i 1.800 in amministrazione straordinaria e i lavoratori delle aziende di appalto, che l’accordo del 6 settembre 2018 assicurava”.

Anche le istituzioni locali hanno espresso la loro contrarietà.

Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, e il presidente della Provincia Giovanni Gugliotti “hanno rinnovato tutto il loro personale disappunto – recita un comunicato – per l’agire irriguardoso da parte dei commissari di Governo, a proposito della vertenza presso il Tribunale di Milano”.

“Condivido l’analisi di Gianfilippo Cuneo – è il commento di Alessandro Ielo, founder di Vertus – L’accordo è stato raggiunto perché sia il Governo sia ArcelorMittal desiderano rinviare la resa dei conti e il piano industriale tratteggiato si basa su di una produzione dalla dubbia redditività. Il rischio concreto, purtroppo, è quello di tornare indietro di 25 anni”.

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