I termini sostenibilità e sviluppo d’impresa non suonano più come contraddittori.

Il mondo imprenditoriale e della finanza ha preso coscienza della rilevanza di temi come l’ambiente, l’impatto della produzione nei territori in cui si inserisce, l’utilizzo delle risorse naturali, l’impiego di fonti di energia pulita.

Un numero sempre maggiore di clienti guarda proprio a questi temi per orientare le proprie scelte d’acquisto.

E non solo: dai brand ci si attendono comportamenti etici nei confronti dei dipendenti e attenzione al loro benessere e al benessere delle comunità in cui l’azienda è inserita.

Se la reputazione è un asset fondamentale, dietro l’accresciuta sensibilità del mondo economico vi è però anche la constatazione che le scelte di sostenibilità ambientale, economica e sociale possono migliorare le performance aziendali.

 

I vantaggi della sostenibilità d’impresa

 

L’attenzione alla sostenibilità determina l’aumento della produttività, la riduzione dei costi, la diminuzione dei rischi, l’attrazione e la retention di risorse umane.

Così Unioncamere – l’Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura – sintetizza questi vantaggi.

  • Clima aziendale: il dialogo e il coinvolgimento dei dipendenti vengono favoriti, con ricadute positive sulla produttività.
  • Rapporti con la comunità locale: l’impresa contribuisce alla qualità della vita del territorio di riferimento con iniziative concrete, venendo percepita positivamente.
  • Reputazione e fidelizzazione: la reputazione dell’azienda contribuisce allo sviluppo di una clientela fedele e motivata.
  • Relazioni con le istituzioni finanziarie: viene facilitato l’accesso alle fonti di finanziamento grazie a una riduzione del profilo di rischio e a una accresciuta autorevolezza.

 

Per 181 Ceo “offrire valore ai clienti” conta più dell’utile degli azionisti

 

La sostenibilità d’impresa è al centro della dichiarazione del Business Roundtable, pubblicata nell’agosto 2019: 181 amministratori delegati di multinazionali statunitensi (fra cui Amazon, Apple, General Motors) hanno dichiarato che l’utile degli azionisti non è l’unico fine dell’attività aziendale.

Dagli anni ’70 il Business Roundtable ha periodicamente reso nota la propria visione di quelli che dovrebbero essere gli obiettivi d’impresa e le modalità di governance per raggiungerli.
Questa è la prima volta in cui, in una sua dichiarazione, il Business Rountable mette gli azionisti in seconda posizione.
In primo piano passano tutti gli stakeholder.

Così affaritaliani.it sintetizza gli impegni che le grandi aziende firmatarie del documento hanno scelto di assumersi.

  • Offrire valore ai clienti.
  • Investire nei dipendenti, compensandoli equamente, promuovendo la diversità e l’inclusione, la dignità e il rispetto.
  • Trattare in modo equo ed etico con i fornitori.
  • Supportare le comunità in cui si lavora, proteggendo l’ambiente e adottando pratiche sostenibili in tutte le attività.
  • Generare valore a lungo termine per gli azionisti.

 

Presentazione di investimenti nella sostenibilità

 

BlackRock annuncia una “completa trasformazione della finanza”

 

Al Business Roundtable ha fatto eco, nel gennaio di quest’anno, il mondo della finanza con la lettera annuale del Ceo di BlackRock, Larry Fink, a clienti e Ceo.

Larry Fink prevede una “completa trasformazione della finanza”, perché “i dati sui rischi climatici obbligano gli investitori a riconsiderare le fondamenta stesse della finanza moderna. Ricerche di varie organizzazion rafforzano la nostra comprensione di come il rischio climatico avrà un impatto non solo sul mondo fisico, ma anche sul sistema globale che finanzia la crescita economica”.

E ancora: “Siamo convinti, quanto agli investimenti, che integrare la sostenibilità nei portafogli possa fornire agli investitori dei migliori rendimenti corretti per il rischio. E, in virtù dell’aumento dell’impatto della sostenibilità sui rendimenti degli investimenti, crediamo che l’investimento sostenibile sia il più solido fondamento per permettere al portafoglio dei clienti di crescere”.

Come rileva aifi.it nella sua newsletter, BlackRock, “passando dalle parole alle azioni, fornirà i primi 100 milioni di dollari al Climate Finance Partnership, un fondo di private equity istituito nel 2018 insieme a Francia, Germania e alle fondazioni benefiche Hewlett e Grantham”.

 

La sostenibilità secondo le imprese italiane

 

Passando dal livello internazionale all’Italia, un ritratto del rapporto tra mondo imprenditoriale nazionale e sostenibilità emerge da un’indagine della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, realizzata con il supporto di Itelyum e in partnership con il Global Compact Network Italia, presentata nell’ottobre 2019 e intitolata “La green economy nel reporting non finanziario”.

Il 2019 è stato “il secondo anno di rendicontazione nel rispetto del D.Lgs. 254 del 2016, che impone l’obbligo, per le imprese e alcuni gruppi di grandi dimensioni, alla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario, all’interno di una apposita Dichiarazione Non Finanziaria (DNF), ponendole sullo stesso piano delle informazioni legate alle performance economiche tradizionali”.

La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha studiato lo “stato del reporting non finanziario analizzando le DNF pubblicate in Italia dal punto di vista della green economy”.
L’indagine è stata condotta su un campione di 130 Dnf, prevalentemente aggiornate su dati del 2018.

I risultati segnalano un’accresciuta sensibilità, che deve però ancora consolidarsi.
Fra i dati analizzati, troviamo la media di pagine dedicate alle performance ambientali-economiche-sociali rispetto al totale di pagine del documento, media che si attesta sul 41%.
Ma, per quanto riguarda lo spazio che hanno i temi ambientali tra gli aspetti “materiali”, la percentuale scende al 21%.

Se si guarda poi alla valutazione ambientale di prodotti e servizi, “solo l’8% delle imprese del campione presenta all’interno della propria DNF un riferimento a valutazioni ambientali di prodotto/servizio. Solo nel 27% di questi casi l’analisi ha coperto tutti i prodotti/servizi offerti dall’organizzazione, mentre per il resto l’applicazione ha riguardato solo una specifica linea di prodotti generalmente etichettata come green”.

E ancora, le imprese che indicano la quantificazione degli investimenti dedicati all’ambiente sono il 21% delle 130 vagliate dall’indagine.

 

Sostenibilità ed energia: installazione di pannelli fotovoltaici

 

Anche in Italia in ascesa gli investimenti “green”

 

Nel novembre 2019 è stata presentata la quinta ricerca sulle politiche di investimento sostenibile degli investitori previdenziali italiani, realizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile in collaborazione con Mefop e  MondoInstitutional.

Come sintetizza Borsa Italiana, “la maggioranza dei piani applica strategie d’investimento sostenibile e responsabile (SRI) o ne valuta l’introduzione: il 47% dei rispondenti dichiara di aver adottato una politica SRI alla gestione patrimoniale; la maggioranza dei piani (oltre il 58%) che attualmente non integrano criteri di sostenibilità ha già avviato valutazioni in merito. Oltre metà dei piani attivi in termini di SRI applica strategie di investimento sostenibile a una porzione del patrimonio gestito superiore al 75%”.

Esempi di prodotti finanziari sostenibili vengono dal mondo delle utility: Enel, tra settembre e ottobre 2019, ha emesso obbligazioni collegate agli obiettivi di produzione elettrica rinnovabile, mentre a giugno 2019 il Gruppo Hera ha lanciato un “green bond” per finanziare progetti di efficienza energetica, economia circolare e gestione delle risorse idriche.

 

La sostenibilità contro la crisi d’impresa

 

La sostenibilità può anche trasformarsi in un valido strumento per il rilancio di imprese in difficoltà.

La riconversione “green” di linee produttive, l’individuazione di nuovi prodotti derivanti da materiali di riciclo e realizzati con energie rinnovabili possono essere elementi per risollevare i bilanci e attrarre investitori.

Per tali operazioni sono disponibili finanziamenti a livello nazionale ed europeo, da utilizzare come passo d’avvio per la ripresa.

Nei processi di trasformazione verso un assetto sostenibile, supportati dal reperimento di fondi e agevolazioni, la consulenza di Vertus può essere preziosa, perché “crediamo che, in uno scenario di continuo cambiamento, cambiare sia il miglior modo per crescere e lavoriamo per generare valore e per rendere il cambiamento sostenibile, affiancando attivamente l’azienda e le persone”.

“I progetti di riconversione industriale sono incubatori ideali per i nuovi green business – spiega Alessandro Ielo, founder di Vertus – Nei piani di rilancio per imprese in difficoltà, consideriamo sostenibilità ed economia circolare come importanti driver. Siamo impegnati proprio in questi mesi in un progetto di riconversione con caratteristiche di economia circolare. La green economy è un campo che presenta inferiori rischi di delocalizzazione e sicuramente rappresenta un’interessante sfida, nei confronti della quale già noto grande interesse da parte degli imprenditori italiani, anche di Pmi”.

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