Nel 2018 l’industria italiana è risultata essere ancora la settima potenza manifatturiera del mondo e la nona dal punto di vista della capacità di esportazione.
Il dato è riportato da una ricerca sulle “tendenze delle imprese e dei settori industriali” curata dal Centro Studi di Confindustria.

Che ne spiega anche il motivo: il sistema produttivo italiano ha scelto da alcuni anni “la via dell’upgrading qualitativo”, cioè ha deciso di contrastare la concorrenza dei Paesi emergenti, come la Cina, “spostandosi su fasce di mercato a maggior contenuto di valore aggiunto”.

Questa scelta dell’upgrading qualitativo ha portato frutti nel 2019? Quale andamento dell’industria manifatturiera italiana dobbiamo a questo punto aspettarci dal 2020?

Un bilancio del 2019 emerge dal rapporto di Prometeia, associazione per le Previsioni Econometriche, realizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo e pubblicato a ottobre.

 

Il 2019 dell’industria italiana, tra best performer e settori in rallentamento

 

Se l’industria manifatturiera ha fatto ben sperare nei primi mesi del 2019, ha poi subito una battuta di arresto, anche se in misura molto diversa a seconda dei settori.

Gregorio De Felice, Head of Research and Chief Economist di Intesa Sanpaolo, lo ha definito “un anno di pausa”, dichiarando ad Affaritaliani.it: “Quest’anno il manifatturiero italiano ha risentito della crisi del commercio internazionale, fortemente rallentato: abbiamo una stagnazione del fatturato che ha prezzi costanti per l’intero 2019 (0,2%)”.

La situazione però cambia se si considerano i singoli settori industriali: il panorama allora si presenta come molto più articolato.

 

Addetta industria manifatturiera farmaceutica

Le prestazioni positive di industria farmaceutica e largo consumo

 

Infografica evoluzione fatturato industria manifatturiera 2019Fonte Prometeia – Intesa Sanpaolo

 

Da questa infografica di Prometeia emerge che l’evoluzione del fatturato nel 2019 ha visto crescere largo consumo, sistema moda, farmaceutica, prodotti e materiali da costruzione, mentre evidenzia il contrarsi dei settori elettrodomestici, automotive, elettronica e intermedi chimici.

Alla positiva performance dell’industria farmaceutica hanno contribuito gli investimenti per aumentare la capacità produttiva e le esportazioni.

L’export ha favorito anche il largo consumo (in particolare la cosmetica), mentre i diffusi investimenti in costruzioni hanno dato la spinta al corrispondente settore produttivo.

 

Sull’automotive influisce il rallentamento della Germania

 

L’industria per la produzione di auto e moto e tutto il settore automotive collegato (metallurgia, prodotti in metallo, elettrotecnica, intermedi chimici) stanno subendo i contraccolpi del rallentamento dell’economia tedesca.

L’Italia, infatti, è il Paese che più contribuisce alla filiera automotive tedesca: nella ricerca di Prometeia si sottolinea che “la Germania assorbe il 20% circa del valore aggiunto che i settori manifatturieri italiani destinano alla catena automotive mondiale (filiera nazionale inclusa)”.
La chiusura del fatturato 2019 è prevista in negativo (-2,3%).

 

Industria chimica: pesa la guerra commerciale Usa-Cina

 

Per quanto riguarda l’industria chimica, il 2019 ha confermato l’andamento debole e altalenante del 2018, attestandosi su di un +0,3.

Come spiega Federchimica, è in calo il traino dell’export, in cui si evidenziano le contrazioni di Germania (-3,4%), Spagna (-3,5%), Turchia (-15,8%), Cina (-4,6%) e Russia (-9,2%).

Inoltre la guerra commerciale tra Usa e Cina incide pesantemente sul settore, che è fortemente integrato a livello globale: il 60% della produzione chimica italiana fa infatti capo a imprese multinazionali.

 

Il 2020 sarà un anno con il segno +

 

Anche se la situazione incerta del commercio internazionale, derivata dalla politica statunitense dei dazi, continuerà a far sentire le sue negative conseguenze, dall’industria manifatturiera italiana è possibile attendersi, secondo Prometeia, una crescita in termini di fatturato dell’1,3% annuo nel biennio 2020-2021.

In particolare, per l’industria farmaceutica si può prevedere un +2,2%, per il largo consumo un +1,7% e per i materiali da costruzione un +2%.

Il settore di punta dell’industria italiana, la meccanica, dovrebbe proseguire, con un +1,3, nella moderata crescita già registrata nel 2019.

 

Progettista industria manifatturiera automotive

 

Automotive: la sfida dell’elettrico

 

Il 2020 dovrebbe portare una boccata d’ossigeno anche all’industria automotive.

Il condizionale, in questo caso, è d’obbligo, dati i numerosi elementi critici che contraddistinguono il settore.

Al di là della crisi tedesca, a incidere sono anche il processo di trasformazione imposto dalle nuove normative sulle emissioni e il passaggio alla mobilità elettrica, processo che esige ridotte tempistiche di riconversione, una vera e propria sfida.

Prometeia, però, si spinge fino a prevedere un +1.3% medio annuo nel 2020-21.

 

Industria chimica: si investe nella Chimica 4.0

 

Federchimica non si aspetta particolari performance dal 2020 ma una crescita intorno al +0,5%.

Oltre alle incognite internazionali, sul settore iniziano a farsi sentire gli effetti del bando delle plastiche monouso (in vigore dal 2021).

Va detto che l’industria chimica è il settore che sta investendo di più nelle tecnologie di Industria 4.0, tanto che si parla di Chimica 4.0.

 

Quale futuro per l’industria manifatturiera?

 

Fin qui i “numeri”.
Mettiamo ora a fuoco alcuni elementi che potrebbero incidere sull’evolversi dell’industria manifatturiera in Italia.

Gli incentivi per l’Industria 4.0

 

Il Governo italiano dal 2016, con il Piano Industria 4.0, ha introdotto incentivi per favorire, nel settore industriale, gli investimenti in nuove tecnologie, nella ricerca e nella formazione.

Lo strumento dell’iperammortamento, riconfermato nella Legge di Bilancio 2020, si stima che abbia sostenuto 10 miliardi di investimenti per l’acquisto di beni strumentali (dati riferiti al 2018).

Per un approfondimento sui contenuti del Piano Industria 4.0 (oggi Piano Impresa 4.0), rimandiamo a un precedente articolo del nostro blog.

Occorre accelerare i tempi di pagamento

 

Dalla ricerca di Prometeia emerge che l’industria manifatturiera italiana sta migliorando anche sul fronte del Roi (Return on investment, indice che misura il ritorno finanziario dell’attività aziendale), che resta però inferiore rispetto a quello dei concorrenti europei.

A frenarlo è l’elevato fabbisogno di capitale circolante, indispensabile alle aziende per coprire i tempi di pagamento, che in Italia sono ben al di sopra di quelli dei Paesi competitor.

Se si riuscissero, ad esempio, ad allineare i tempi di incasso italiani a quelli tedeschi, si potrebbe recuperare un punto di Roi.

Come cambierà l’occupazione?

 

È il Centro Studi di Confindustria a delineare i cambiamenti occupazionali in corso nel settore industriale e destinati a proseguire nei prossimi anni.
La manifattura, rispetto ad altri settori lavorativi, è oggi caratterizzata da una forza lavoro impiegata per orari più lunghi e con contratti più stabili della media.

Gli ultimi anni sono stati però contraddistinti da un fenomeno di polarizzazione: è aumentata la rilevanza delle professioni con un alto livello di competenze (sulla scia dell’introduzione delle nuove tecnologie digitali) da un lato e di quelle con mansioni elementari dall’altro.
Si è ridotta invece la quota delle professioni intermedie.

Nella prospettiva dei cambiamenti tecnologici che verranno, e che amplificheranno la questione della “qualità” del fattore lavoro, è a questa altezza media che il problema dell’occupazione diverrà probabilmente più acuto.

In prospettiva, quindi, saranno le posizioni intermedie, con competenze non specialistiche, a subire maggiormente la “rivalità” del digitale.

 

Il tracciato verso il 2030

 

Il futuro dell’industria manifatturiera che emerge da tutte queste considerazioni potrebbe essere definito moderatamente roseo.

Permangono le incertezze della situazione economica generale e nazionale, della guerra dei dazi, delle sfidanti trasformazioni in atto verso l’ecosostenibilità e l’economia circolare.

Come reagire efficacemente davanti a questo quadro confuso?
Dando un seguito alle politiche di sostegno per l’innovazione tecnologica del settore, con particolare riguardo allo sviluppo delle competenze del personale.

Secondo l’ultimo report realizzato dalla World Manufacturing Foundation (“New skills for future manufacturing”, settembre 2019), le professioni del futuro saranno: manager dell’etica digitale, ingegnere del 4.0 in versione lean, esperto di big data, esperto nella robotica collaborativa, IT integration manager e “consulente” digitale.

Un futuro che entro il 2030 causerà la scomparsa di 400 milioni di posti di lavoro manuali, che saranno sostituiti da un numero maggiore di figure altamente skillate. Che vanno però formate.

Vertus è pronta a fare la sua parte, proponendosi come advisor per accompagnare aziende e Pmi in un percorso di innovazione fatto di investimenti, di reperimento di finanziamenti, di formazione del management e dei team.
Perché il futuro ormai prossimo non le trovi impreparate.

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