Reshoring: interessanti nuovi dati dall’indagine promossa dalla Comunità Europea

Di 19 giugno 2019News

Le aziende tornano ad investire in Italia, ma servono maggiori strumenti di sostegno

Il panorama economico industriale italiano risulta sempre più caratterizzato da operazioni di back reshoring –questo il termine tecnico utilizzato per definire il fenomeno attraverso il quale le aziende tornano a localizzare nel proprio paese d’origine– che riguarderebbero principalmente grandi imprese e società appartenenti a gruppi, che sarebbero spinte per lo più da esigenze di qualità e controllo di prodotto e servizio.
Secondo l’indagine Istat “International Sourcing” promossa dalla Commissione europea, determinanti per il ritorno in Italia si sarebbero rivelate le difficoltà riscontrate dalle aziende nel trasferire all’estero personale e know-how produttivo.
Secondo quanto emerge dai dati, a partire dal 2015 si sarebbe verificata un’inversione di tendenza, che avrebbe portato sempre più aziende a scegliere di tornare a localizzare i propri investimenti in Italia. In particolare, nel triennio 2015 – 2017 sarebbero state oltre mille (pari al 5% del campione Istat) le aziende, medie e grandi, che avrebbero scelto di dar vita ad outsourcing di attività o funzioni aziendali precedentemente svolte all’interno, ma localizzandole in Italia. Determinanti nella presa di decisione, si sarebbero rivelate le problematiche riscontrate nel trasferire il know-how produttivo all’estero. Si è infatti notato come l’Italia costituisca un contenitore di risorse uniche, che possono essere difficilmente ricreate altrove, prime fra tutte le peculiarità del Made in Italy.
Alla domanda quali motivi potrebbero influenzare in modo determinante ulteriori trasferimenti in Italia nei prossimi anni, le imprese hanno risposto sottolineando la riduzione della pressione fiscale per l’84,5%, le politiche specifiche per il mercato del lavoro al 79% e gli incentivi per l’innovazione al 70,9%. Vengono giudicati altrettanto importanti per le imprese industriali i finanziamenti per l’acquisto di macchinari (76,9%) nonché le politiche per l’offerta di lavoro qualificato (technology skilled workers).
Per concludere, se da un lato il dato che emerge dalla ricerca è più che confortante, dall’altro appare chiaro come d’ora in poi vi sarà la necessità, da parte delle istituzioni competenti, di garantire continuità a tutte quelle realtà, nazionali e internazionali, che decidono di tornare a scommettere sull’Italia come luogo per i propri investimenti, attraverso la creazione e il mantenimento di veri e propri strumenti di agevolazione a disposizione delle imprese.
Vertus, con oltre 10 anni di esperienza nei processi di dismissione e reindustrializzazione, non può che valutare con grande interesse il fenomeno di reshoring in atto: i processi di reindustrializzazione -con condizioni finanziarie e tempi di subentro di particolare interesse- rappresentano infatti le opportunità ideali per qualunque impresa interessata ad investire in comparti produttivi in Italia.
Fonti: Business Community del 12 giugno 2019
Corriere della Sera – Economia del 13 giugno 2019